L’americano Ben Dhiman (ASICS), secondo all’UTMB 2025, ha centrato l’obiettivo di vincere la gara simbolo del trail mondiale, demolendo il muro delle 19 ore in 18h16’29 su un percorso di 174 km e 9700 m D+. Quasi un’ora e mezza in meno rispetto allo scorso anno, sullo stesso identico tracciato. Il francese Baptiste Chassagne (On) chiude secondo e scende anche lui sotto le 19 ore in 18h47’38, salvando il piazzamento per appena 45 secondi sull’altro americano Caleb Olson (Nike), terzo in 18h48’24. Tra le donne, la francese Blandine L’Hirondel (KIPRUN) arricchisce il suo palmarès con una vittoria conquistata fino all’ultimo metro, nel dolore.
«Quando ho un obiettivo in testa, faccio di tutto per raggiungerlo». Ben Dhiman (Asics)ci aveva mostrato tutta la sua determinazione nell’intervista rilasciata prima di questo UTMB. Una di quelle frasi d’effetto facili da pronunciare, ma molto più difficili da mettere in pratica sul terreno. Non per il longilineo americano, però, stakanovista degli allenamenti, che oggi ha portato a compimento alla perfezione un lavoro iniziato quattro anni fa per conquistare l’UTMB. Dopo due ritiri nel 2023 e nel 2024 e il secondo posto dello scorso anno, Ben Dhiman non ha mai mollato. Ha continuato a lavorare come un matto, con mesi oltre le 100 ore di allenamento, e alla fine è stato ricompensato in grande stile.
Mi sono chiesto: rallento per aspettare qualcuno o provo il tutto per tutto?
In pochi, però, avrebbero immaginato che il muro delle 19 ore sarebbe crollato in modo così fragoroso sotto i colpi dell’americano. «Oggi non ho rispettato per niente il percorso», raccontava il vincitore, per dire che aveva affrontato a viso aperto sentieri e ostacoli lungo tutta la notte e per tutta la giornata. «Mi sono ritrovato da solo a Les Contamines e la cosa mi ha sorpreso», proseguiva sul traguardo. «A quel punto mi sono chiesto: rallento per aspettare qualcuno o provo il tutto per tutto?». Dhiman ha scelto la seconda opzione e la sua fuga solitaria, rischiosa perché iniziata così presto, lo ha portato nell’Olimpo.
Luna piena e aria fresca in una notte tranquilla
Le condizioni ideali di gara lo avranno certamente aiutato a realizzare una prestazione stratosferica. L’organizzazione aveva infatti deciso di posticipare di due ore la partenza, per evitare di mandare i 2500 corridori sotto i temporali. Una scelta che ha complicato la logistica, visto che l’arrivo della CCC coincideva con la partenza dell’UTMB, ma che ha probabilmente sollevato gli atleti.
Ben Dhiman ha impressionato anche per la gestione della gara. In tutte le stazioni di rifornimento dell’UTMB 2026, l’americano ha trascorso complessivamente appena 9 minuti e 23 secondi fermo. Un dato che dice molto della sua efficienza: rifornirsi in fretta, ripartire subito e non lasciare per strada neppure un secondo. Su una gara di 174 km, quei minuti raccolti qua e là hanno fatto un’enorme differenza al traguardo.
Dopo una pioggia fine alla partenza e nei primi chilometri, la notte è trascorsa nelle condizioni migliori, sotto una luna piena e luminosa. «Lo si è visto a Courmayeur (km 81,3), dove gli atleti sono arrivati molto più freschi rispetto agli altri anni e ci sono stati molti meno ritiri del solito», osservava Julien Chorier, direttore sportivo della gara. Tra i grandi favoriti, solo Paul Cornut-Chauvinc (Asics) ha dovuto alzare bandiera bianca alla base vita italiana. «In quota faceva fresco, ma non freddo: condizioni ideali per correre», spiegava Julien Chorier. La neve dello scorso anno, soprattutto al Grand Col Ferret, era sparita. Tutti fattori che hanno probabilmente permesso di avanzare più velocemente. Per esempio, Ben Dhiman ha impiegato 35 minuti in meno rispetto allo scorso anno sulla salita al Grand Col Ferret.
Lanciato in fuga, Dhiman è riuscito a tenere a distanza il primo inseguitore, Baptiste Chassagne (On), anche se non ha mai creato un distacco davvero decisivo, oscillando tra i venti e i trenta minuti a seconda del percorso. «Venti minuti non sono nulla in un ultra e temevo sempre che Baptiste potesse tornare sotto».
Anche Chassagne è arrivato puntuale all’appuntamento. Dopo aver saltato l’UTMB dello scorso anno, reduce dal secondo posto del 2024, e aver preferito fare esperienza sui sentieri tortuosi della Réunion, il corridore di Combloran puntava a migliorare il suo tempo del 2024 (20h22) e a scendere sotto le 20 ore. Obiettivo ampiamente centrato. L’atleta On ha potuto festeggiare questo nuovo secondo posto come una piccola vittoria, tanto era ingiocabile Ben Dhiman quel giorno.
Il francese, però, ha sofferto dall’inizio alla fine, come ha spiegato al traguardo: «Nei primi 30 minuti di gara ho avuto un momento di sconforto. Mi chiedevo cosa ci facessi lì, mi mancava la voglia, come se la preparazione fosse stata troppo perfetta». Per sua fortuna, il passaggio a Saint-Gervais, non lontano da casa, gli ha ridato energia e lo ha rimesso subito in gara, al termine di una grande battaglia personale. «Questo secondo posto sono andato a prendermelo», ha detto. «È stata dura dall’inizio alla fine. Mi sono battuto con le armi che avevo oggi, sono orgoglioso di aver resistito e di non aver mollato. E finisco dietro Ben, che è davvero il mio atleta preferito. Un anno fa mi aveva demolito al Ventoux e oggi ha concesso il bis. Oggi era il migliore e io ero il migliore degli inseguitori…».
Sono bastati pochi secondi perché Baptiste finisse terzo, a causa del finale impressionante di un altro americano, Caleb Olson (Nike). Il vincitore della Western States 2025 è rimasto sempre in corsa e alla fine ha superato l’ecuadoriano Joaquin Lopez nell’ultimo terzo di gara, arrivando a scorgere la sagoma di Baptiste Chassagne nell’ultimo chilometro. Un modo per Olson di spezzare la maledizione dell’UTMB: nelle ultime tre partecipazioni alla CCC non era mai andato oltre il 12º, il 13º e il 17º posto.
Due americani sul podio, cinque francesi nella Top 10
Alle sue spalle, il giovane Virgile Moriset (Asics), 25 anni, ha mostrato tutta la sua classe e il suo potenziale al debutto sull’UTMB. Ex ciclista dilettante, notato da Asics alla SaintéLyon 2024, ha gestito alla perfezione lo sforzo chiudendo al quarto posto, molto promettente, in 19h00’23. Un risultato che fa dimenticare i tre ritiri in quattro gare nella sua stagione 2026. Altri tre francesi sono entrati nella Top 10: il pirenaico Gautier Bonnecarrère (La Sportiva), settimo, Antoine Charvolin (On), ottavo al debutto, e l’immancabile fornaio Yannick Noël (Inov8), nono.
Gli americani hanno impiegato 20 anni per piazzare un uomo sul gradino più alto dell’UTMB, con Jim Walmsley nel 2023. Ora, appena tre anni dopo il primo successo, ne hanno messi due sul podio. Sembra ormai che abbiano imparato a interpretare le caratteristiche di questo percorso alpino.
Un esempio di tenacia che può dare un po’ di conforto ai grandi delusi di giornata, come Théo Détienne (Brooks), che a suo dire era nella forma migliore della carriera ma dovrebbe chiudere molto lontano dai suoi obiettivi, o Vincent Bouillard (Hoka), costretto al ritiro dopo 67 km. Tanto da spingere Julien Chorier a dire che «a questo livello di prestazione, correre due 100 miglia a così poca distanza e voler essere davanti in entrambe sembra davvero complicato», riferendosi alla vittoria di Bouillard alla Western States di fine giugno. Il GOAT Kilian Jornetè l’ultimo ad aver centrato questa impresa, la doppietta Western States-UTMB nella stessa estate, e risale ormai al 2011.
Blandine L’Hirondel completa il suo immenso palmarès
La gara femminile ha regalato un’emozione straordinaria, con il tanto atteso trionfo della francese Blandine L’Hirondel (Kiprun). Campionessa del mondo nel 2022 e vincitrice delle altre due finali dell’UTMB Mont-Blanc, l’OCC nel 2021 e la CCC nel 2022, oltre che del Grand Raid de la Réunion nel 2025, le mancava una sola vittoria per completare una sorta di Grande Slam del trail mondiale: quella all’UTMB. Nel 2023 aveva comunque chiuso terza. Non è mai stata selezionata per la Western States o la Hardrock, le due gare-monumento del trail americano.
Arrivata a Chamonix infortunata, come raccontato nella nostra intervista prima della partenza, e intenzionata perfino a chiudere la carriera dopo il Grand Raid de La Réunion, Blandine L’Hirondel ha spinto fino al limite in questa edizione. Il finale è stato tutto sofferenza, a causa dell’arteria iliaca che tormenta la gamba sinistra quando l’intensità della gara aumenta.
Non mi sentivo al posto giusto in testa alla gara
Nonostante due cadute nell’ultima discesa da La Flégère, la dottoressa dello sport e ginecologa è arrivata in fondo al calvario e ha realizzato il suo sogno: vincere l’UTMB almeno una volta nella vita. Una vittoria francese che mancava dal 2016, quando si impose Caroline Chaverot. «Non ho più le forze per esprimere la mia gioia e ringraziare questo pubblico pazzesco, che mi ha accompagnata per tutto il percorso», ha detto Blandine al traguardo, con un filo di voce. «Più la gara andava avanti, più mi chiedevo cosa ci facessi in testa. Non mi sentivo al posto giusto», proseguiva, lei che non ha mai nascosto una certa mancanza di fiducia in sé stessa nonostante tutti i successi. «Pensavo che prima o poi mi avrebbero ripresa». Per fortuna, non è mai successo.
Per Blandine era probabilmente l’anno giusto, dopo che Ruth Croft (Adidas) era tornata dalla sua famiglia in Nuova Zelanda nei giorni precedenti la partenza e l’americana Courtney Dauwalter (Salomon) si era ritirata anzitempo al Lac Combal (km 67).
Circondata dalle americane
Le assenti hanno sempre torto e la loro assenza non toglie nulla alla prestazione di Blandine L’Hirondel, che doveva vedersela con un gruppo di americane particolarmente agguerrite. La prima era Rachel Entrekin (Norda), capace in primavera di superare tutti gli uomini e vincere la Cocodona 250 assoluta. Difficile, quindi, che Blandine potesse intimidirla. Entrekin si è portata subito nelle prime posizioni, diventando la principale rivale della francese, che riusciva a mantenerla a distanza, con circa quaranta minuti di vantaggio a Champex-Lac (km 127).
L’altra americana, Careth Arnold (Altra), sembrava saldamente al terzo posto provvisorio, prima che la connazionale Emily Schmitz (Hoka) entrasse in scena con il sorgere del sole, scalzandola dalla posizione. Nell’ultima discesa della Flégère, Schmitz è stata nettamente la più efficace e veloce, ma la rimonta è arrivata forse troppo tardi per sperare di conquistare il secondo posto. Regolare fin dalla partenza, Rachel Entrekin ha mantenuto un ritmo costante e ha chiuso seconda, a 21 minuti da Blandine L’Hirondel e con 1’35 di vantaggio su Schmitz.