Blandine l’Hirondel: «Tengo davvero a fare questo UTMB, a disputare una gara completa»
Blandine L’Hirondel (KIPRUN) ha chiuso al terzo posto l’UTMB 2023 e al quinto nel 2024. Il 2026 segna il suo ritorno sulla gara regina dell’UTMB Mont-Blanc, ma la francese arriva a Chamonix alle prese con un’endofibrosi che la limita non appena deve alzare l’intensità. La dottoressa dello sport e ginecologa, vincitrice della Diagonale des Fous a La Réunion nel 2025, dovrà conviverci e andrà a cercare qualcosa di diverso da una vittoria, da un piazzamento o da un tempo in questa edizione 2026.
Blandine, con quale stato d’animo affronta questo UTMB 2026?
Mentalmente sto molto bene, sono felicissima di essere qui. Fisicamente, però, non sono al 100%, perché negli ultimi mesi si è sviluppato un piccolo problema che ha iniziato a dare sintomi. Non posso fare altro che operarmi, ma rimanderò l’intervento a dopo l’UTMB. Potrebbe quindi essere un piccolo ostacolo. Ma per me era fuori discussione rinunciare all’UTMB. Non sono al 100%, è vero, ma ho obiettivi diversi dal puntare al podio, alla vittoria, a un tempo o a un piazzamento. Tengo davvero a fare questo UTMB, a disputare una gara completa. Voglio ottimizzare tutto ciò che posso e imparare dagli errori degli anni passati. Vedremo come andrà. Non mi pongo obiettivi precisi, se non quello di provare a divertirmi e di essere soddisfatta di come avrò gestito la gara.
Non è al 100%, ma a che punto si colloca sulla sua scala di forma?
Diciamo che, appena supero una certa zona di intensità o di ritmo e aumento un po’ il flusso sanguigno, l’arteria che porta sangue alla gamba sinistra presenta un problema: non appena il flusso arterioso aumenta leggermente, la gamba non viene più irrorata a dovere. Si chiama endofibrosi. Quindi, quando dico che non sono al 100%, intendo che non potrò sostenere un’intensità elevata. D’altra parte, mi dirà che partire alla soglia su un UTMB non sarebbe proprio un buon segnale.
Se riesco a mantenere un ritmo e un’intensità bassi ma costanti per tutta la gara, può venir fuori un ottimo UTMB.
Questo influirà quindi sul ritmo che terrà in gara?
Sicuramente. Dovrò solo essere abbastanza prudente. Spesso parto un po’ troppo forte, ci sono momenti in cui ci si lascia prendere dalla gara e, se mi faccio trascinare anche solo per mezz’ora o un’ora aumentando l’intensità, se la gamba smette di essere irrorata già all’inizio, la muscolatura rischia di pagarne il prezzo. In quei momenti sento soffrire il quadricipite e, dopo la gara, mi ritrovo con indolenzimento e crampi al quadricipite. Non dovrò quindi andare troppo forte, ma se riesco a mantenere un ritmo e un’intensità bassi ma costanti per tutta la gara, può venir fuori comunque un ottimo UTMB. Ed è spesso quello che si cerca in un’ultra: non calare, o calare il meno possibile, man mano che la gara va avanti.
C’è comunque molta attesa attorno a lei per questa edizione…
Certo che c’è molta attesa. Guardo un po’ cosa si dice su di me, sui social e sui media, e devo dire che mi sorprende essere ancora considerata tra le favorite e nei pronostici. Lo accolgo con benevolenza. Fa piacere vedere che le persone vogliono vedermi davanti.
Credo comunque di riuscire a prendere le distanze da tutto questo. So quanto valgo, conosco la mia condizione e i miei obiettivi, e questo mi toglie il peso di dover dimostrare qualcosa: correrò la mia gara e vedremo cosa succederà. Del resto, in un’ultra può succedere di tutto. Anche i più forti possono avere una giornata no o cadere, lo vediamo a ogni gara, ed è questo che rende affascinante il nostro sport.
Anche i più forti possono avere una giornata no o cadere, ed è questo che rende affascinante il nostro sport.
È uno sport in cui si va anche a cercare la sofferenza. Come si riconosce il limite del ragionevole?
Ci sono sofferenze legate alla gara, come le vesciche, i grandi cali di energia, i dolori muscolari o la fatica mentale, perché a un certo punto non se ne può più. Sono dolori legati esclusivamente alla competizione. Poi ci sono altri dolori fisici, quando si percepisce davvero di mettere a rischio la propria salute e il proprio corpo. Io so distinguere le due cose. Quando si tratta solo dei dolori della gara, però, si può spingere il corpo molto lontano. Per quanto riguarda il mio problema, non c’è il rischio di esagerare. Si tratta semplicemente di un’arteria dal calibro ridotto. Se spingo troppo, mi farà solo male la coscia.
La start list è cambiata parecchio con il forfait della campionessa in carica Ruth Croft. Che cosa ne pensa?
La gara è abbastanza aperta, ma davanti c’è comunque una densità altissima. Ci sono tante atlete di grande livello e molte americane. Penso quindi che si partirà molto forte. Alcune probabilmente riusciranno a reggere, perché ce ne sono di fortissime. Per altre potrebbe essere più complicato. Con il passare dei chilometri, alcune atlete più esperte torneranno da dietro e magari andranno a insidiare le migliori a metà gara o ai due terzi del percorso…