Intervista a Sylvain Cachard prima dell’OCC dell’UTMB 2026: «Come un bambino davanti all’albero di Natale»

LB
Da Luc Beurnaux

Pubblicato il mer 9 settembre 2026

Aggiornato il mer 9 settembre 2026

Intervista a Sylvain Cachard prima dell’OCC dell’UTMB 2026: «Come un bambino davanti all’albero di Natale»
© Alanis Duc/FFA

Il francese Sylvain Cachard (HOKA e ALLTRICKS) sarà uno dei favoriti dell’OCC, in programma domani con partenza alle 8:15 da Orsières, in Svizzera. Il corridore di Grenoble ritrova la forma al momento giusto, dopo un inizio di stagione complicato da un infortunio al piede che lo ha costretto a fermarsi per quattro mesi. Un male che si è rivelato un bene, visto che tutti gli indicatori sembrano essere tornati al verde per il 17° classificato di questa gara nel 2024, atteso da una concorrenza agguerrita sui 60 km e 3.500 m di dislivello positivo. Intervista realizzata a Chamonix.

Sylvain, con quale stato d’animo e quale condizione arrivi a Chamonix per questo OCC dell’UTMB 2026?

Sto bene, anche se la prima parte della stagione è stata difficile. Quando sei infortunato non puoi correre e soffri dalla mattina alla sera. Anche se ho altre cose nella mia vita, è comunque bello poter correre tutti i giorni e fare quello che voglio. Quindi sì, da metà giugno, quando ho potuto ricominciare a correre, è un vero piacere.

Arrivo quindi all’OCC con una buona dinamica e nel giusto stato d’animo. Sierre-Zinal mi ha fatto un gran bene, con il 12° posto. È stato un buon test, diciamo, per capire a che punto fossi dal punto di vista del ritmo gara. Ora dovrò trasformare quel test in qualcosa di concreto. Ma il risultato di Sierre-Zinal mi ha dato molto a livello mentale e mi ha permesso di confermare tutto il lavoro fatto in allenamento.

Pensi di poter fare meglio del 2024?

Dopo Sierre-Zinal, gli allenamenti sono stati molto incoraggianti. Ho fatto delle ottime uscite con un amico, qui da me, nella Chartreuse. L’OCC è un appuntamento che porta con sé un po’ di timore, perché saranno 60 km contro i migliori al mondo, ma anche tanta emozione. Non è da me avere grandi ambizioni, però sento di essere in una situazione in cui tutto è andato bene. Sono un po’ come un bambino davanti all’albero di Natale. Ci sono dei regali, ma non so ancora cosa troverò. Di sicuro ho sensazioni positive, che non provavo da parecchio tempo.

© HOKA

Come affronterai questa gara?

Come una lunga cronometro individuale. Possiamo dire che il trail è una partenza di massa, ma in realtà corriamo tutti contro il tempo. Ognuno è solo con se stesso. Non è come una gara ciclistica. Voglio partire al mio ritmo. Ho fatto abbastanza allenamenti per conoscerlo e gestirlo. E so che, se riuscirò a mantenerlo fino alla fine, potrebbe venirne fuori qualcosa di buono… Farò la mia gara e cercherò di divertirmi finché le sensazioni me lo permetteranno.

Di solito, dopo Sierre-Zinal, attraversi un momento di calo. Quest’anno non è così?

No, perché di solito affronto Sierre-Zinal come un obiettivo. È stato così nel 2023 e nel 2024. Nel 2022, invece, Sierre-Zinal non era andata granché, perché c’erano gli Europei… E quindi, dopo, sono arrivato all’OCC un po’ alla leggera. Nel 2025 c’erano i Mondiali, che ancora oggi considero la mia gara di riferimento: sono arrivato nono individualmente. Quando punto a una competizione, riesco sempre a esprimermi bene. Quest’anno ho fatto pochissimo scarico per Sierre-Zinal, che non era davvero un obiettivo. Ora però sono dieci giorni che non faccio praticamente nulla e comincia a essere lunga.

Dici spesso che basi le tue gare più sulle intenzioni che sui risultati. Che cosa significa?

Quando sei da solo in montagna, non c’è nulla che conti più dell’intenzione. Al risultato non pensi. Credo che sia l’errore del principiante pensare prima di tutto al risultato. In questo parterre dell’OCC, invece, saranno in pochi a commetterlo, perché siamo tutti atleti esperti. Nessuno vorrebbe cedere il proprio posto e tutti i soldi del mondo non varrebbero mai lo sforzo che domani metteremo in campo, al 200%.