Grand Raid de La Réunion, la storia di una leggenda
Pubblicato il gio 8 ottobre 2026
Dal 15 al 18 ottobre si correrà la 34ª edizione del Grand Raid de La Réunion. Molto prima che l’ultra-trail diventasse una moda, questa gara ha costruito la propria leggenda sui sentieri tortuosi dell’Isola Intensa. Il terreno, l’atmosfera e il calore del pubblico ne fanno una prova unica, verso cui migliaia di trailer si dirigono, spesso sbattendo contro i propri limiti prima di tornare, ancora e ancora, per conquistarla. Un viaggio nella storia di questo monumento d’Oltremare, da mettere in calendario almeno una volta nella vita.
Il Grand Raid de la Réunion è senza dubbio uno degli eventi di ultra-trail più leggendari del calendario, per le sue caratteristiche, l’atmosfera incomparabile e la difficoltà delle cinque gare che lo compongono. La più conosciuta e temuta è la Diagonale des Fous, che attraversa l’isola da sud a nord per circa 100 miglia, a seconda delle edizioni. Quest’anno sono previsti 180 km e 10.200 m di dislivello positivo. E, nonostante le difficoltà, resta una festa.
Un evento ispirato al Cross du Mont Blanc
L’evento nacque dall’iniziativa di Jean-Jacques Mollaret, ex gendarme del plotone di alta montagna di Chamonix (PGHM). Stabilitosi sull’isola da alcuni anni, prese ispirazione dal Cross du Mont-Blanc per lanciare nel 1988 il Cross du Piton des Neiges, la prima gara di montagna della Réunion.
Convinto che si potesse andare oltre e attraversare l’isola da una parte all’altra, nel 1989 organizzò con alcuni amici, dopo aver ricognizionato il percorso sui sentieri del GRR2 (sentiero escursionistico GR R2), la Marche des Cimes: una traversata integrale dell’isola di La Réunion. In 500 affrontarono 112 km e 5.400 m di dislivello positivo. Un anno più tardi la gara cambiò nome, diventando la Grande Traversée (126 km e 5.000 m D+), con quasi il doppio dei partecipanti. Nel 1993 divenne la Course de la Pleine Lune (129 km e 6.600 m D+), con meno di 450 partenti. Nel 1994 arrivò il nome definitivo: Grand Raid (130 km e 6.900 m D+). Un giornalista la soprannominò allora «Diagonale des Fous», un nomignolo destinato a restare per sempre e a sottolineare bene la durezza della prova.
Un percorso estremamente impegnativo e tecnico
Il terreno dell’isola di La Réunion è infatti molto particolare e non ha nulla a che vedere con i tratti scorrevoli dell’UTMB Mont-Blanc, per esempio. I sentieri sono disseminati di radici, pietre, pavé e gradini irregolari, scavati nella terra o nella roccia. Su questo percorso si dice spesso che si vada più forte in salita che in discesa. A tutto questo si aggiungono i microclimi: in appena 200 metri di dislivello si può passare da un caldo soffocante a un freddo pungente, a volte avvolti da una nebbia fittissima.
In condizioni così mutevoli, il corpo viene messo a dura prova, e non soltanto dal profilo aspro. Fortunatamente, chi affronta questo inferno può contare sul sostegno incredibile e indescrivibile della popolazione locale, che negli anni ha trasformato il Grand Raid in un patrimonio dell’isola. A ogni curva del sentiero gli abitanti sono lì a incitare i corridori, comparendo a volte dal nulla.
Senza bastoncini, e non senza fatica
Per arrivare in fondo, o anche soltanto conquistare lo status di finisher, servono alcune precauzioni. Bisogna innanzitutto fare i conti con il caldo umido e opprimente, che limita lo sforzo e costringe a rallentare. Non appena si entra nei circhi, le pendenze diventano più ripide e scivolose, spesso piene di radici, pietre e altri ostacoli che impongono la massima attenzione, soprattutto in discesa. Senza dimenticare che nelle gare della Réunion i bastoncini sono vietati per preservare i sentieri: un aspetto fondamentale da considerare nella preparazione.
Può essere utile lavorare anche sulle ripartenze, per riuscire a tornare a correre nei tratti in cui il terreno lo consente. Affrontare salite ripide, terreno tecnico e lunghe distanze, sotto il caldo: questa è, in sintesi, la preparazione necessaria per sopravvivere alla Diagonale des Fous. Il GR20 in piena estate, per esempio, può essere un’ottima preparazione, così come i versanti dei Pirenei o del Beaufortain e i sentieri del massiccio del Caroux, che Antoine Guillon, una delle figure del Grand Raid grazie alla vittoria del 2015 e a sette podi, conosce alla perfezione.
Dal dominio locale alle grandi stelle internazionali
L’albo d’oro del Grand Raid è eloquente e dimostra come questa gara, così particolare, sia stata a lungo una riserva di caccia dei corridori locali, abituati a un terreno insidioso e inconfondibile.
Gilles Trousselier (due vittorie), Jean Philippe Marie-Louise (quattro vittorie), Patrick Maffre (tre vittorie), Paul-Cléo Libelle (due vittorie), Richeville Esparon (due vittorie), Thierry Techer (due vittorie), Thierry Chambry, Pascal Parny (due vittorie), tutti locali, dominarono le prime venti edizioni della Diagonale des Fous, prima che i professionisti del trail moderno arrivassero a conquistare l’isola alla fine degli anni Duemila.
Julien Chorier (due vittorie), Kilian Jornet (due vittorie), Benoît Girondel (due vittorie) e François d’Haene (quattro vittorie) fanno parte di questa schiera. Ludovic Pommeret, Aurélien Dunand-Pallaz, Benat Marmissolle, Mathieu Blanchard e Baptiste Chassagne si sono aggiunti all’albo d’oro.
Tra le donne, le eroine Corinne Favre (tre vittorie), Karine Herry (due vittorie), Nathalie Mauclair (due vittorie), Andrea Huser (due vittorie), Emilie Lecomte (due vittorie), Jocelyne Pauly, Emilie Maroteaux, Manon Bohard, Blandine l’Hirondel, e le americane Katie Schide e Courtney Dauwalter non sono ancora riuscite a eclissare, nel cuore dei réunionnais, l’incredibile Marcelle Puy, icona locale e vincitrice per cinque volte.
Cinque formati di gara per ogni profilo
Oggi il Grand Raid de La Réunion propone cinque formati, pensati per tutti i livelli: dalla grande Diagonale, riservata ai più esperti, alla Mascareignes, passando per la staffetta Zembrocal Trail e il Métis Trail, entrato in calendario nel 2024.
Grand Raid: 180 km / 10.200 m D+
Il tracciato cambia quasi ogni anno, in base alle scelte degli organizzatori o a vincoli ecologici e logistici. Quest’anno gli appassionati della Diag’ hanno vissuto quasi un trauma: è stato eliminato il passaggio nel circo di Cilaos, a causa dei problemi legati alla viabilità, in particolare nei pressi del tunnel de la Gueule Rouge. Un cambiamento radicale per chi conosce bene la gara. Salazie e Hell-Bourg diventano così punti centrali della prova, che nel 2026 sarà la più lunga della sua storia.
Dopo aver scalato il terribile Coteau Kerveguen, i corridori non scenderanno più verso Le Bloc e Cilaos. Devieranno a est, passando dal Cap Anglais, per tuffarsi nel circo umido di Salazie.
Poi risaliranno verso la Plaine des Merles per entrare nel celebre e selvaggio circo di Mafate lungo il Sentier Scout, prima di affrontare l’infame salita del Maïdo (2.000 m D+ in 13 km) e seguire il consueto finale verso lo Stade de la Redoute, a Saint-Denis, dove sarà posto l’arrivo.
Trail de Bourbon: 106 km / 6.200 m D+
Il nome di questa gara affonda le radici nella storia dell’isola. Battezzata île Bourbon nel 1642, divenne terra di mescolanze e conflitti, segnata dall’arrivo di coloni e schiavi malgasci, indiani e cinesi.
Il Trail de Bourbon mantiene la partenza da Cilaos e i suoi primi chilometri leggendari, con l’immediata salita al col du Taïbit. Nel circo di Mafate il percorso cambia leggermente: dopo essere scesi dal Sentier Scout, i trailer passeranno da La Plaque, Ilet à Bourse, Grand Place, La Roche Ancrée e Roche Plate, prima di raggiungere i piedi del Maïdo, la base vita di Ilet Savannah, il passaggio sul Chemin des Anglais e l’arrivo finale a La Redoute.
Mascareignes: 74 km / 3.800 m D+
Con partenza da Hell-Bourg, il tracciato esce dal circo di Salazie attraverso il Sentier Scout e scende nel circo di Mafate. Dopo averlo attraversato, i trailer ritroveranno la costa e si dirigeranno verso l’arrivo, previsto allo Stade de la Redoute di Saint-Denis.
Zembrocal Trail: 160 km / 8.460 m D+
Questa prova a staffetta, composta da quattro atleti, propone una traversata dell’isola a squadre (37 km / 35 km / 49 km / 39 km). Con partenza dal comune di Saint-Joseph, offre ai partecipanti un assaggio della Diagonale des Fous. Anche nel 2026 scompare il passaggio nel circo di Cilaos, con un aumento di distanza e dislivello dovuto alla modifica del tracciato.
Métis Trail: 51 km / 2.500 m D+
Questa prova è nata nel 2024 per rendere l’evento accessibile al maggior numero possibile di partecipanti. Tra Saint-Paul e Saint-Denis, il formato offre un assaggio del Grand Raid ai 700 concorrenti selezionati tramite sorteggio e un’esperienza unica nel cuore della splendida isola di La Réunion, tra luoghi storici e panoramici.
Il programma delle gare del Grand Raid 2026 (ora locale)
Giovedì 15 ottobre alle 17:00
Partenza dello Zembrocal Trail (Saint-Joseph)
Giovedì 15 ottobre alle 22:00
Partenza della Diagonale des Fous (Ravine Blanche, Saint-Pierre)
Venerdì 16 ottobre all’1:00
Partenza della Mascareignes (Hell-Bourg)
Venerdì 16 ottobre alle 20:00
Partenza del Trail de Bourbon (Cilaos)
Sabato 17 ottobre alle 6:00
Partenza del Métis Trail (Saint-Paul)
ALBO D’ORO DELLA DIAGONALE DES FOUS
Anno | Vincitore uomini | Vincitrice donne |
1989 | Gilles Trousselier (Francia) | Marie Thérèse Maussion (Francia) |
1990 | Gilles Trousselier (Francia) | Guylène Calpetard (Francia) |
1991 | Gilles Trousselier & Patrick Maffre (Francia) | Marie Annick Laudes (Francia) |
1992 | Jean-Philippe Marie-Louise (Francia) | Mireille Sery & Thérèse Derolez (Francia) |
1993 | Patrick Maffre (Francia) | Régine Étienne (Francia) |
1994 | Jean-Philippe Marie-Louise (Francia) | Mireille Sery (Francia) |
1995 | Jean-Philippe Marie-Louise (Francia) | Marcelle Puy (Francia) |
1996 | Jean-Philippe Marie-Louise (Francia) | Josiane Catois (Francia) |
1997 | Patrick Maffre (Francia) | Émilie Coulomb (Francia) |
1998 | Paul-Cléo Libelle (Francia) | Corinne Favre (Francia) |
1999 | Paul-Cléo Libelle (Francia) | Mireille Sery (Francia) |
2000 | Thierry Techer & Gilles Diehl (Francia) | Corinne Favre (Francia) |
2001 | Pascal Parny (Francia) | Corinne Favre (Francia) |
2002 | Thierry Técher (Francia) | Marcelle Puy (Francia) |
2003 | Richeville Esparon (Francia) | Simone Kayser (Paesi Bassi) |
2004 | Richeville Esparon (Francia) | Alexandra Rousset (Francia) |
2005 | Charles Fontaine (Francia) | Sandrine Béranger (Francia) |
2006 | Christophe Jacquerod (Svizzera) & Vincent Delebarre (Francia) | Karine Herry (Francia) |
2007 | Thierry Chambry (Francia) | Marcelle Puy (Francia) |
2008 | Pascal Parny (Francia) | Marcelle Puy (Francia) |
2009 | Julien Chorier (Francia) | Emilie Lecomte (Francia) |
2010 | Kilian Jornet (Spagna) | Marcelle Puy (Francia) |
2011 | Julien Chorier (Francia) | Karine Herry (Francia) |
2012 | Kilian Jornet (Spagna) | Emilie Lecomte (Francia) |
2013 | François D'Haene (Francia) | Nathalie Mauclair (Francia) |
2014 | François D'Haene (Francia) | Nathalie Mauclair (Francia) |
2015 | Antoine Guillon (Francia) | Nuria Picas (Spagna) |
2016 | François D'Haene (Francia) | Andrea Huser (Svizzera) |
2017 | Benoît Girondel (Francia) | Andrea Huser (Svizzera) |
2018 | François D’Haene (Francia) & Benoît Girondel (Francia) | Jocelyne Pauly (Francia) |
2019 | Grégoire Curmer (Francia) | Sabrina Stanley (USA) |
2020 | Annullata per Covid | Annullata per Covid |
2021 | Ludovic Pommeret (Francia) & Daniel Jung (Italia) | Emilie Maroteuax (Francia) |
2022 | Benat Marmissolle (Francia) | Courtney Dauwalter (USA) |
2023 | Aurélien Dunand-Pallaz (Francia) | Katie Schide (USA) |
2024 | Mathieu Blanchard (Francia) | Manon Bohard (Francia) |
2025 | Baptiste Chassagne (Francia) | Blandine L’Hirondel (Francia) |