UTMB Mont-Blanc: il tetto mondiale del trail è a rischio?

LB
Da Luc Beurnaux

Pubblicato il mar 8 settembre 2026

Aggiornato il mar 8 settembre 2026

UTMB Mont-Blanc: il tetto mondiale del trail è a rischio?
© UTMB

Al di là del bilancio sportivo di un’edizione 2026 piuttosto folle, l’UTMB Mont-Blanc ha catalizzato attenzioni e critiche sul gigantismo ormai associato alla vetta del trail mondiale. Eppure il numero di runner e accompagnatori è leggermente calato, l’arrivo in treno è stato incentivato, il piano Mobility nei giorni di gara è importante, il villaggio brand è stato ridotto e l’impronta carbonica dell’evento è scesa del 3% nel 2025 rispetto al 2024: Chamonix è comunque diventata un bersaglio. Il fermento dell’ultima settimana di agosto in una città da 9.000 abitanti amplifica le tensioni tra una popolazione locale esasperata e una parte di partecipanti o visitatori non sempre disciplinati. In questo contesto, la nuova amministrazione comunale ha ripetuto più volte che nei prossimi anni sarà indispensabile una “cura dimagrante” della competizione, altrimenti l’UTMB Mont-Blanc potrebbe non essere più gradito nella città dove è nato. Di fronte a questo bisogno di adattamento, il dialogo sembra ormai avviato tra gli attori in campo, in particolare tra il Comune di Chamonix e UTMB Group. L’associazione Protect Our Winter (POW) ha organizzato a margine della gara un incontro a tre in cui questi temi sono stati messi sul tavolo, per continuare a far avanzare le idee e trovare soluzioni.

Pochi eventi come l’UTMB Mont-Blanc vengono passati al setaccio in questo modo. È probabilmente il prezzo del successo, quando ci si considera la vetta dell’ultra trail mondiale. L’esemplarità, allora, deve valere a tutti i livelli, a partire dall’impatto ambientale generato da un appuntamento del genere, tanto più perché si svolge in montagna: un ambiente messo a dura prova dal riscaldamento globale e dove i suoi effetti sono tra i più evidenti (ritiro dei ghiacciai, frane).

Di fronte alla pioggia di critiche ricevuta prima e durante l’evento (gigantismo, mancanza di rispetto verso la popolazione locale, il territorio, ecc.), l’UTMB ha avuto la sensazione che i suoi sforzi non fossero stati riconosciuti, o che venissero letti soltanto come greenwashing.

Un calo è iniziato, ma va spinto di più

L’associazione ambientalista Protect Our Winter (POW), che lavora fianco a fianco con l’UTMB per migliorare l’impatto dell’evento, aveva pubblicato pochi giorni prima dell’apertura della settimana di gara i principali risultati del bilancio carbonico 2025, parlando di « progressi timidi e una traiettoria ancora fragile per raggiungere l’obiettivo di -20% di emissioni di carbonio entro il 2030 ».

© MRP
Il dialogo continua tra il sindaco di CHamonix, l’associazione POW e l’UTMB

La riduzione del bilancio carbonico è pari al 3% (24.400 tCO2e nel 2025 contro 25.200 tCO2e nel 2024). Una flessione dovuta soprattutto al calo del numero di partecipanti e di persone coinvolte (280 corridori in meno nel 2025, ossia -2,5%) e alla diminuzione di media, ospiti e partner (560 persone in meno).

Una goccia nel mare, certo, ma che ha almeno il merito di avviare una dinamica, proseguita anche nel 2026 con l’introduzione di un bonus alla lotteria del +30% per chi privilegia l’arrivo sul posto con un mezzo a basse emissioni (treno). Anche questo, però, è stato giudicato insufficiente a fronte del peso dei voli: il 38% dei corridori arriva in aereo e il 50% in auto. E l’84% delle emissioni legate ai trasporti è generato dal 25% di atleti transcontinentali.

In questo contesto allarmante, POW ha proposto quattro piste di miglioramento ai grandi eventi sportivi internazionali, UTMB compreso:

  • Diradare le edizioni (organizzare alcune gare ogni due anni o più).

  • Ridurre il numero di partecipanti, spettatori, partner (leva già utilizzata dall’UTMB nel 2025).

  • Incentivare e favorire i trasporti a basse emissioni (misura scelta dal Marathon du Mont-Blanc dal 2024 e dall’UTMB per il 2026).

  • Limitare i voli aerei transcontinentali e continentali, garantendo al tempo stesso una partecipazione internazionale equa.

Non possiamo continuare ad accogliere sempre più gente. Dobbiamo mettere dei limiti.

François-Xavier Laffin
François-Xavier LaffinSindaco di Chamonix

Dal lato della nuova amministrazione comunale di Chamonix, eletta lo scorso marzo, la parola d’ordine è « adattamento ». « Non viviamo più nello stesso mondo di prima » ha scandito il nuovo sindaco di Chamonix, François-Xavier Laffin. « Da amministratore, l’adattamento è un tema centrale, soprattutto qui, con il cambiamento climatico che colpisce lo sci e la montagna in generale ».

« La gestione dei flussi turistici è una sfida decisiva per la Valle. E non riguarda solo l’UTMB. Per esempio, la regolamentazione degli accessi al Lac Blanc è un altro tema enorme oggi: ci chiediamo se non dovremo limitare il numero di pass venduti per contenerne l’afflusso » prosegue il sindaco, quasi a sottolineare che non ce l’ha con l’UTMB. « Non possiamo continuare ad accogliere sempre più gente. Dobbiamo mettere dei limiti ».

© UTMB
La folla delle grandi occasioni a Notre-Dame de la Gorge....

Prima di entrare nel caso specifico dell’UTMB Mont-Blanc: « Alla sua nascita, l’UTMB godeva del massimo favore, soprattutto tra gli abitanti, che si coinvolgevano nell’organizzazione. Da alcuni anni, invece, l’evento ha provocato un rifiuto da parte loro », osserva il sindaco, pur senza disporre di un sondaggio con dati precisi su questo calo di consenso: solo percezioni raccolte parlando con alcuni cittadini. « Non abbiamo difficoltà a lavorare con l’organizzazione, né conflitti con loro » tiene a precisare il nuovo eletto.

« Il pilastro sportivo dell’UTMB è straordinario. Io stesso ho corso questo evento e so che emozioni regala. Ma dovremo lavorare su tre fronti principali perché possa continuare: prima di tutto, non dobbiamo escludere di ridurre il numero di partecipanti o di gare. Siamo anche fuori scala sul fronte dei brand e delle attivazioni. Bisogna decidere in fretta cosa è accettabile e cosa va vietato. Quanto agli spettatori, il messaggio è che non possiamo essere tutti, nello stesso momento, nello stesso posto. Con la possibilità di vietare alcune aree. Il tutto affinando la comunicazione verso la popolazione locale, che sopporta sempre meno la situazione di quest’ultima settimana di agosto ».

Adattarci è il nostro quotidiano, tutto l’anno. Abbiamo un team che lavora 12 mesi l’anno sui piani B. Fa parte del DNA di questo sport sapersi adattare.

Fabrice Perrin
Fabrice Perrin Responsabile RSE dell'UTMB Mont-Blanc

Dal lato di UTMB Group, il messaggio è stato recepito, come conferma Fabrice Perrin, UTMB Chief of Sports, Communities & Sustaiddnability. E il dialogo con gli oppositori sembra piuttosto scorrevole. « Adattarci è il nostro quotidiano, tutto l’anno. Abbiamo un team che lavora 12 mesi l’anno sui piani B. Fa parte del DNA di questo sport sapersi adattare ».

Resta da trovare un punto d’incontro sui capitoli di adattamento proposti dal Comune e da POW. « Non siamo del tutto d’accordo, per ora, sull’idea di ridurre il numero di corridori, per esempio. E non è una questione di fatturato, ma di filosofia. Per i fondatori dell’evento è fondamentale far incontrare persone da tutto il mondo. Non vogliamo ripiegarci su noi stessi. E se togli 5.000 partecipanti all’evento, Chamonix si riempirà comunque in un altro modo » analizza Fabrice Perrin. In compenso, siamo più aperti sul modo di pianificare le gare, sull’eventuale modifica dei siti di partenza e/o arrivo e sulla programmazione delle prove durante la settimana ».

Deve adattarsi anche tutto l’ecosistema intorno all’evento

A questo punto, la situazione dell’UTMB Mont-Blanc somiglia a quella di un capolavoro in pericolo. Le prossime settimane rischiano di essere decisive e l’edizione 2027 potrebbe essere stravolta, con i Campionati del mondo di ciclismo a Sallanches dal 24 agosto al 5 settembre 2027 (e l’UTMB previsto dal 23 al 29 agosto 2027), il che rischia di ingolfare ancora di più la valle.

Salvare questo monumento del trail passerà probabilmente da un cambio di rotta di tutti gli attori in campo e da una presa di coscienza collettiva, a partire dagli organizzatori. Ma non solo. Perché è soprattutto l’ecosistema che gravita attorno all’evento ad aver finito per renderlo più fragile.

I brand, partner o meno, che hanno messo in campo oltre sessanta attivazioni durante la settimana di gara 2026, dovranno per esempio ridimensionarsi. Anche a costo di rinunciare a una delle loro galline dalle uova d’oro.

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Gli spettatori, a volte isterici sui sentieri, a bordo percorso o in centro, dovranno anche loro ritrovare un comportamento compatibile con la fragilità di questo ambiente, altrimenti si rischia di vedere sparire un monumento.

Marina Ferrari, ministra dello Sport, della Gioventù e della Vita associativa, è stata l’ospite a sorpresa della partenza dell’edizione 2026. Ha parlato di « orgoglio nazionale » riferendosi all’UTMB Mont-Blanc. A quanto pare, questo sentimento in valle si è sfilacciato. Sta a tutti gli attori rimettere in equilibrio la bilancia, perché organizzare il più grande evento trail al mondo non sia più un marchio d’infamia, ma motivo di orgoglio e un successo.

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La ministra dello Sport circondata da Isabelle e Catherine Poletti