I formati delle gare di trail running
Dalla corsa in montagna all'ultratrail, passando per skyrunning e KV: una panoramica dei diversi formati del trail running.
Dire di fare trail è un po' come dire di correre. Va bene, si infilano regolarmente le scarpe da running, ma per quale distanza? Dalla sua comparsa in Francia nei primi anni Duemila, il mondo del trail running è cambiato profondamente. Oggi comprende una moltitudine di formati... e per chi non li conosce è davvero facile perdersi! Ecco una panoramica, quasi completa, dei diversi tipi di gara.
La corsa in montagna
I puristi potrebbero sobbalzare vedendo la corsa in montagna inserita nella galassia del trail running. In realtà, la corsa in montagna è molto più antica del trail. Decenni fa, gli abitanti delle montagne correvano già sui sentieri d'alta quota, soprattutto in Svizzera, lanciandosi sfide del tipo: «il primo ad arrivare in cima ha vinto!»
Disciplina molto atletica, è regolamentata dalle federazioni nazionali e internazionali e sottoposta a norme precise. I bastoncini, per esempio, sono rigorosamente vietati. La Federazione francese di atletica (FFA) precisa che « le corse in montagna fanno parte delle "corse in ambiente naturale". Si tratta di prove in ambiente montano, con un dislivello minimo di 500 metri e una differenza minima di quota tra il punto più basso e quello più alto di 300 metri. Agli organizzatori si raccomanda di limitare la distanza a una durata compresa tra 1 ora e 1 ora e 15 minuti per i primi classificati, rispettando così il formato "atletico" di questa disciplina organizzata a livello mondiale, e soprattutto di evitare qualsiasi passaggio pericoloso o terreno instabile. »
Il trail corto
L'aggettivo «corto» è piuttosto relativo, soprattutto negli ultimi anni. In origine, secondo la FFA, con trail corto si indicavano le gare comprese tra 21 e 41 km, con un dislivello superiore a 1.000 m. Da qualche tempo, però, la tendenza è chiaramente quella di allungare le distanze, come dimostra il trail corto dei Campionati del mondo 2025, che proponeva la bellezza di 44,5 km e 3.660 m D+! Il trail corto, comunque, non è la «gara bambini» di un evento, tutt'altro. È un formato impegnativo che richiede tutte le qualità di un buon montanaro e di un buon runner, con uno sforzo concentrato nell'arco di poche ore, da 2 a 5-6.

Il trail lungo
Agli inizi della disciplina, la FFA definiva lungo un trail compreso tra 42 e 80 km. La denominazione comprende quindi una vasta gamma di gare che non richiedono davvero le stesse qualità né lo stesso tipo di allenamento. Tra un maratrail, cioè una maratona in natura, e una gara di 80 km c'è un abisso! Forza mentale, resistenza fisica, gestione dell'alimentazione e dell'idratazione, oltre al tempo necessario per allenarsi sono tutti elementi essenziali per preparare un trail lungo.
L'ultratrail
Il solo nome di questo formato accende l'immaginazione. Si pensa subito alla gara più leggendaria del circuito, l'UTMB®, e ci si vede già eroi dei sentieri... Da anni assistiamo a un'inflazione chilometrica nel mondo del trail: bisogna correre sempre più a lungo, su gare sempre più dure. 80, 100, 150, perfino 250 km e 5.000, 8.000, 10.000, fino a 15.000 m D+: per gli appassionati dell'ultra nulla è abbastanza difficile. L'ultra è insieme una moda, una tendenza ormai consolidata e uno stato mentale particolare.
Questo tipo di gara richiede una preparazione meticolosa e non va preso alla leggera: un volume di allenamento molto elevato e una mente d'acciaio perché spesso una gara «si perde» quando la testa cede, una strategia di alimentazione e idratazione ben collaudata, oltre alla capacità fisica di sostenere sforzi di lunghissima durata spesso oltre le 20 ore, con notti in bianco...

Il trail urbano
È il trail in versione cittadina, talvolta criticato dai puristi che considerano il trail uno sport esclusivamente immerso nella natura. Queste gare propongono percorsi verdi nei parchi, passaggi insoliti nei quartieri storici, sezioni tecniche con scale e la scoperta del patrimonio di una città. I tracciati sono spesso nervosi e veloci, e richiedono di sviluppare abilità, rapidità e capacità di rilancio.
All'interno della grande famiglia del trail urbano rientra anche l'Ecotrail®, un marchio che riunisce un circuito di gare in Europa. Il concetto si basa sull'idea di percorsi urbani che utilizzano il maggior numero possibile di sentieri, permettendo ai partecipanti di correre su fondi naturali. Le distanze sono molto varie, da una decina di chilometri fino a 80 km.
Lo skyrunning
Gestito dalla International Skyrunning Federation (ISF), fondata nel 2008 e con sede in Italia, Paese culla della disciplina, lo skyrunning è stato ideato ufficialmente nel 1992 da Mario Giacometti, il cui credo era semplice: «less cloud, more sky». L'ISF definisce lo skyrunning come «una corsa in montagna che raggiunge o supera i 2.000 metri di quota, con una pendenza media del 6% sull'intera distanza e almeno il 5% della distanza totale con una pendenza pari o superiore al 30%». Si tratta di formati molto alpini, aerei e impegnativi, con un alto livello di tecnicità. Il rapporto tra distanza e dislivello è generalmente molto elevato.
Esistono un circuito internazionale e circuiti nazionali dedicati alla disciplina. L'ISF distingue diversi formati all'interno dello skyrunning, tra cui: Sky (20-49 km e almeno 1.200 m D+), SkyUltra (50-99 km e almeno 3.000 m D+), Vertical (salite secche con 1.000 m D+ e un massimo di 5 km lineari), SkySpeed (almeno 100 m D+ e una pendenza minima del 33%). Lo SkyMarathon indica le gare di almeno 30 km e 2.000 m D+ in cui il vincitore completa la prova in meno di 5 ore. La SkyRace è la denominazione generica delle competizioni di skyrunning con almeno 20 km e 1.200 m D+.
Il chilometro verticale
Anche in questo caso si esce un po' dai confini più rigidi del trail running, perché il chilometro verticale, o «KV» per gli appassionati, non è propriamente trail. Il concetto è semplice: si traccia un percorso il più possibile diretto lungo il pendio, fino a raggiungere 1.000 m D+. I bastoncini sono consentiti e, in genere, la pendenza è talmente elevata che si corre a malapena, o non si corre affatto. Tra le prove più ripide e veloci ci sono la Verticale du Grand Serre, nell'Isère, con 1,8 km lineari, e Fully, in Svizzera, che si sviluppa su 1,9 km. Bisogna naturalmente essere eccellenti scalatori, con un rapporto peso-potenza ottimale, ma soprattutto saper usare perfettamente i bastoncini. Gli atleti dello scialpinismo sono spesso i migliori interpreti di questo formato.
Il trail sulla neve
Relativamente rari, i trail sulla neve sono spesso organizzati dalle stazioni sciistiche. Queste gare permettono di restare legati alla disciplina durante la stagione invernale. Di solito sono piuttosto brevi, tra 10 e 30 km, e si svolgono per la maggior parte su tracciati battuti. Le condizioni sono impegnative a causa del freddo e del terreno. Servono grande potenza muscolare, resistenza al freddo e capacità di gestire condizioni meteorologiche difficili.
Il trail sulla sabbia o nel deserto
Il trail nel deserto più famoso è il Marathon des Sables, proposto in diverse versioni su più continenti. Altre gare offrono lo stesso tipo di evasione, con percorsi nel deserto di Atacama, in Cile, o nel deserto del Gobi, in Cina. Queste prove, che si svolgono nel deserto e spesso sulla sabbia, regalano un'esperienza molto diversa e generalmente sono articolate su più tappe. Per apprezzare queste avventure esotiche, che spesso richiedono di procedere in completa autonomia, bisogna avere senza dubbio uno spirito da esploratore.
In conclusione
Il trail running è ormai diventato una vera galassia, popolata da una grande varietà di formati. Dalle gare più brevi e nervose alle avventure più lunghe, il trail permette a ciascuno di trovare la prova adatta non solo ai propri desideri, ma anche alle proprie capacità fisiche e mentali e al tempo che può dedicare ogni giorno alla preparazione.