Il richiamo irresistibile delle sirene dell’ultra: elogio della gradualità e della misura
Nel trail, l’ultra è ormai ovunque. Ma le distanze estreme sono tutt’altro che innocue. Perché gradualità e misura sono fondamentali.
È una tendenza di fondo. Qualunque sia la disciplina sportiva, oggi prevale la corsa al «sempre di più». Sempre più lungo, sempre più duro. L’ultra è diventato la norma in un mondo in cui parole come «sfida», «superamento dei propri limiti» e «prestazione» scandiscono la vita dello sportivo. Nel trail, l’ultra si diffonde e si banalizza. Eppure le distanze estreme sono tutt’altro che innocue per l’organismo e la salute.
Il trail, una disciplina esigente
Nella corsa in generale, bisogna concedersi il tempo di superare le varie tappe per migliorare senza trascurare la propria salute. Nel trail, questa raccomandazione è ancora più importante. Perché? Perché i fattori che determinano la prestazione sono più numerosi e perché le gare lunghe e ripetute hanno un impatto profondo sull’organismo. Il trail si corre inoltre su terreni accidentati, che comportano forti sollecitazioni muscolari e tendinee, oltre a richiedere tecnica, qualità mentali, padronanza dell’attrezzatura, strategia di gara e gestione dell’alimentazione. Imparare a gestire tutti questi aspetti richiede necessariamente tempo, perché bisogna imparare e conoscersi bene.
Aumentare gradualmente il carico
Qualunque sia il livello del runner, i principi dell’allenamento restano gli stessi. A cambiare sono il carico, il contenuto del carico e i tempi di recupero. In sostanza, si tratta di sottoporre l’organismo a uno stimolo continuo, così da indurlo a reagire e ad adattarsi, diventando più forte... senza infortuni, ovviamente!
La gradualità
Troppo spesso trascurata, se non addirittura ignorata, la gradualità è un principio fondamentale nel trail. L’impazienza non deve mai guidare l’allenamento né la scelta di un obiettivo. Iniziare a fare trail e puntare a un’ultra dopo un anno è semplicemente irragionevole. I carichi di lavoro, in termini di volume, intensità e specificità, devono aumentare gradualmente da un ciclo di allenamento all’altro e da una stagione all’altra.
In concreto, significa aumentare il numero di sedute settimanali e/o il volume di ogni seduta. Di anno in anno, spesso si consiglia di non superare un incremento del carico del 15%. Bisogna quindi iniziare con trail brevi, o addirittura molto brevi, e non certo con un’ultra. Un’ultra potrà essere messa in programma solo dopo alcuni anni di pratica, quando l’organismo si sarà adattato pienamente alle esigenze dello sforzo di lunghissima durata in montagna.
Guardare a più stagioni
Anche quando si ha una gran voglia di correre, bisogna ragionare su più anni per concedersi il tempo di migliorare e raggiungere i propri obiettivi. Per esprimere appieno il proprio potenziale, cioè per puntare alla prestazione, due o tre obiettivi per stagione sono più che sufficienti. La misura permette di affrontare una stagione dopo l’altra preservando sia il piacere sia la salute. Aumentare poco alla volta il carico di allenamento, stagione dopo stagione, aiuta a stare lontani dagli infortuni e a costruire un progetto coerente, sano e realistico. Elaborando una strategia pluriennale, si aumentano le possibilità di riuscita in un’ultra.

Gli errori da evitare
1. Cedere al richiamo dei social
La tendenza verso l’ultra può essere spiegata da molti fattori. La ricerca della prestazione e del superamento dei propri limiti, il desiderio di vivere un’avventura, per quanto sterilizzata dai dispositivi di sicurezza messi in campo dagli organizzatori, la volontà di sentirsi parte di una comunità, il riconoscimento sociale, la sopravvalutazione delle sfide sovrumane… ma anche l’influenza dei social network e delle app sportive. Se un influencer partecipa a un’ultra al mese, non significa che si debba imitarlo. Se il vicino corre 150 km a settimana, non significa che si debba fare di più. Restare concentrati su se stessi, sui propri desideri reali, sul proprio equilibrio di vita e su obiettivi realistici è una base essenziale.
2. Buttarsi a capofitto
Il trail è una disciplina che può creare rapidamente dipendenza e spingere a correre sempre di più e a impegnarsi senza misura. È però necessario allenarsi con prudenza per evitare gli infortuni. Consultare un medico dello sport, fermarsi quando compare un dolore, adottare il cross training, cioè praticare più attività sportive, sono tutti consigli da seguire per correre a lungo e in salute.
Forse l’errore peggiore è iscriversi a un’ultra senza riflettere sulle conseguenze, vale a dire su tutto ciò che la preparazione comporta: volume di allenamento, impatto sulla vita familiare e sociale, compatibilità di un obiettivo simile con la vita professionale, carico mentale... Un’ultra non è una gara qualunque: è un’immensa montagna da scalare.
3. Fissarsi sul «finire» invece di pensare al piacere
Troppi trail runner puntano a diventare finisher invece di vivere davvero la gara e godersela. Eppure è il percorso che conta, più della destinazione. Preparare un’ultra e poi correrla deve creare felicità e piacere, indipendentemente dal risultato finale. Dimenticare la soddisfazione che nasce dalla pratica sportiva per concentrarsi esclusivamente sul traguardo significa perdere di vista l’essenza stessa dello sport e aumentare il rischio di cedere all’impazienza, bruciare le tappe... e infortunarsi.