Perché il materiale obbligatorio è fondamentale all’UTMB di Chamonix
Iscriversi a un trail di montagna, a maggior ragione a un ultra come l’UTMB Mont-Blanc, non è una scelta da prendere alla leggera (né da drammatizzare). Una parte della riuscita sta nell’anticipare i cambi di meteo che, in alta quota, possono arrivare in pochi minuti. Ecco perché l’organizzazione impone del materiale obbligatorio nello zaino: magari non ti servirà. Oppure, un giorno, ti salverà la vita.
Scena vista di recente su una funivia che portava alla partenza, a 2800 m di quota, di un trail di montagna: una concorrente, della regione parigina (ma evitiamo di fare caricature), viene presa da un attacco d’ansia davanti ai pendii ripidi e al terreno tagliente che si svelano sotto i suoi occhi, man mano che la cabina sale e lascia intravedere il tracciato che dovrà affrontare: oltre 70 km e 3300 m D+, per giunta sopra i 2500 m. La povera atleta non aveva considerato, inoltre, che se in valle può esserci pieno sole e caldo, lo stesso sole in quota scalda molto meno, e che il vento, spesso presente a queste altitudini, può far crollare la temperatura di parecchi gradi…
Un piccolo esempio di quei comportamenti a tratti surreali che si vedono in gruppo, soprattutto tra i neofiti che non hanno sempre chiara la realtà del terreno e delle condizioni in montagna.
I “ragazzi” e le “ragazze” di montagna, e chi ha una vera cultura e pratica di questo ambiente, sanno che anche i più esperti possono finire nella trappola di un meteo capriccioso e mutevole, e che bisogna avere sempre con sé qualcosa per reagire ai cambi repentini. Da qui l’importanza del materiale obbligatorio imposto dall’organizzazione.
Non copiare mai gli Elite
Quando parti per decine di ore in montagna, come succede all’UTMB Mont-Blanc, e ti ritrovi a passare una o due notti sui sentieri, alcune precauzioni sono inevitabili per proteggerti e muoverti in sicurezza, senza paura.
Eppure il materiale obbligatorio imposto dall’organizzazione viene spesso preso in giro come un freno alla performance. Si sente dire anche che gli Elite non sarebbero trattati allo stesso modo. È falso, con una sfumatura: loro sanno leggere tra le righe del regolamento, interpretarlo senza aggirarlo, e sanno “ottimizzare” la lista del materiale obbligatorio per risparmiare qualche grammo sulle spalle. L’episodio di Kilian Jornet all’UTMB 2008 fu emblematico. Arrivato dallo sci-alpinismo, dove si caccia ogni grammo inutile, il fuoriclasse catalano fu sospettato di barare dopo la sua vittoria a sorpresa. Dopo diversi controlli in gara e all’arrivo, la vittoria venne confermata. Kilian Jornet aveva con sé tutto il materiale obbligatorio, ma lo aveva “ottimizzato” per farsi intralciare il meno possibile nella progressione.
Questa ossessione per il minimalismo, da parte degli Elite, è uno dei “marginal gains” che possono fare la differenza per un podio o una vittoria.
Ma per la grande maggioranza del gruppo, qualche grammo in più non cambia quasi nulla sul risultato finale. Non ha quindi senso copiare gli Elite su questo punto: semplicemente non avete le loro competenze e la loro tecnica. E, con ogni probabilità, passerete (molto) più tempo di loro in montagna.
Dalla fornace alla bufera di neve in poche ore
Ad agosto nel massiccio del Monte Bianco può fare molto caldo (oltre 30°C), ma anche molto freddo (fino a -10°C percepiti sopra i 2000 m), oppure piovere, grandinare e perfino nevicare. La storia dell’UTMB Mont-Blanc è segnata da questi episodi meteo estremi, che hanno imposto adattamenti dell’ultimo minuto.
L’edizione 2010 venne sospesa poche ore dopo la partenza per ragioni di sicurezza legate al meteo. L’organizzazione non ha voluto lasciare i corridori in piena montagna con condizioni in peggioramento. Il giorno successivo, dopo l’annullamento, propose una gara sostitutiva su distanza ridotta a 88 km.
Nel 2011, tra temporali e nevicate sui valichi più alti, il percorso fu modificato e vennero prese decisioni importanti: prima una partenza ritardata di 5 ore, per far passare il temporale. Poi il tracciato venne cambiato in Svizzera, spingendosi fino a Martigny invece di passare dalla salita di Bovine, dove la sicurezza non era più garantita; infine l’organizzazione fece salire i corridori direttamente verso La Flégère, senza passare dal col de la Tête aux Vents, troppo esposto.
Non è raro che la salita al Grand Col Ferret (uno dei punti più alti del percorso) avvenga tra fiocchi, nevischio o pioggia. Magari poche ore prima eri lì, ad aspettare pazientemente la partenza in Place du Triangle de l’Amitié, sotto una cappa di caldo.
Un kit “canicola” o “grande freddo” può scattare all’ultimo momento…
Il materiale che hai “addosso” deve permetterti di affrontare qualsiasi condizione e di passare una o due notti sul percorso, a seconda del tuo passo. In caso di problema, deve anche consentirti di aspettare i soccorsi con un margine di sicurezza sufficiente (grazie, per esempio, all’indispensabile coperta termica).
La lista del materiale obbligatorio può anche essere modificata prima della partenza, in base alle previsioni meteo disponibili. Può quindi essere attivato un kit “grande freddo” o un “kit canicola”. I partecipanti vengono avvisati via SMS di questo cambiamento diverse ore prima del via. Ecco perché bisogna prevedere tutto l’equipaggiamento, anche se una parte potrà restare “in panchina” e non essere usata…
Oltre al controllo prima della partenza, lungo il percorso possono esserci diversi controlli dello zaino. Se manca anche solo un elemento del materiale obbligatorio, scatta una penalità in tempo. Quello imposto dall’organizzazione è un minimo vitale che ogni trail runner deve poi adattare alle proprie capacità.
In questo contesto incerto e mutevole dell’ultra trail in montagna, la capacità di adattarsi sarà quindi un fattore chiave della tua performance.