ASICS SaintéLyon, i segreti di longevità della decana delle ultra
Il 28 novembre la ASICS SaintéLyon arriva alla 72ª edizione, un vero monumento della storia della corsa in Francia. Una posizione inattaccabile per la prova pioniera dello sport nella natura, che dopo un esordio in sordina e qualche sguardo diffidente si è radicata stabilmente nel calendario e oggi seduce migliaia di corridori di ogni provenienza. I 20 000 pettorali messi a disposizione per l'edizione 2026 sono andati a ruba anche quest'anno.
L'ultimo weekend di novembre è ormai un appuntamento fisso per chi pratica endurance nel senso più ampio del termine. Principianti o esperti, runner da strada o gente di montagna, ma anche triatleti e appassionati di raid avventura: in quella data tutto il mondo sportivo converge sulla SaintéLyon, soprannominata la Decana dell'Ultra.
Un mix ben dosato di asfalto, sentieri, freddo, notte, pioggia, fango e altre delizie: la SaintéLyon ha un profumo d'avventura che attira ben oltre la cerchia del running. Un richiamo che le vale il titolo di «più grande corsa nella natura di Francia» per numero di partecipanti.
Le origini? Una prova di marcia, non cronometrata, inventata dai… ciclisti
La storia di questo raid a piedi disputato di notte, all'inizio dell'inverno e in origine su una sessantina di chilometri, si intreccia con quella della corsa moderna. Quanta strada da quando gli organizzatori del club ciclistico CT Lyon si facevano largo, a volte con gli sci (gli inverni erano più rigidi, allora…), tra neve e rovi, con una manciata di escursionisti coraggiosi, da qualche parte sopra Sainte-Catherine. All'origine di questa corsa non ci sono infatti dei runner, ma dei ciclisti che volevano tenersi in forma d'inverno.
Nel 1951 i «Cyclotouristes Stéphanois» e il «Cyclotourisme Lyonnais» danno vita a un'escursione a piedi invernale di 60 km, organizzata su due giorni, in alternanza tra Saint-Étienne e Lione, lungo il GR7. I primi partecipanti devono venire a capo dei 64 chilometri di questo raid notturno.
All'epoca sono in pochi a tentare l'avventura, con scarponi da montagna e zaino in spalla. Il raid si svolge su due giorni, con sosta notturna in una locanda a Sainte-Catherine. L'obiettivo principale è mantenere in forma i cicloturisti durante la stagione invernale.
Vietato correre nelle prime edizioni
La prova evolve a poco a poco e si struttura edizione dopo edizione. La partecipazione crescente porta al cronometraggio del raid in una sola notte, che diventa così una gara di marcia (vietato correre, pena la squalifica) su un percorso di 63,2 km. Nessuno immagina allora che si possano collegare di corsa, senza interruzioni, le due grandi metropoli della regione. In pochi anni i tempi scendono da 9 ore a 7h30, una cifra simbolica, perché è il tempo che impiegavano le diligenze per coprire la tratta Lione-Saint-Étienne nel secolo scorso.
Dalla marcia alla corsa
Le condizioni a volte estreme, e la notte, ne fanno una gara esigente. Alla fine degli anni Settanta l'avvento della corsa fuori dallo stadio e delle prove a stile libero, dovuto in gran parte alle scarpe che ammortizzano meglio gli impatti e alla diffusione dei metodi moderni di allenamento, segna la fine della marcia.
Nel 1977 i concorrenti possono finalmente correre. La SaintéLyon raggiunge un primo record di partecipazione con oltre 4000 iscritti (marciatori e corridori). Ma è anche l'edizione con il record di ritiri: solo il 40% dei partecipanti taglia il traguardo.
Passati l'effetto moda e le illusioni, la SaintéLyon viene per un periodo catalogata tra le prove durissime. Le presenze crollano e la gara diventa roba da specialisti. Michel Delore è uno di loro. Sportivo, giornalista e scrittore, vince la corsa otto volte tra il 1970 e il 1980, prima camminando e poi correndo, e firma il primo record della distanza di corsa, in 5h20. Corridori come Gérard Petit (4h44) o Maurice Mondon (4h31) faranno poi saltare, uno dopo l'altro, quel riferimento. Gérard Petit detiene peraltro ancora il record nel senso Lione/Saint-Étienne, in 4h47.
Gli anni 1990-2000 segnano una svolta nella popolarità della corsa
L'edizione del 1990 resta nella memoria e simboleggia una transizione. A mezzanotte comincia a nevicare alla partenza, a Lione, e lo strato di neve raggiunge presto i 70 cm al col de la Gachet. In quelle condizioni è impossibile garantire i soccorsi e il trasporto dei rifornimenti. Gli organizzatori decidono di fermare la gara a Sainte-Catherine, ma 80 concorrenti proseguono lo stesso e tagliano da eroi il traguardo a Saint-Étienne.
Nel 1991 gli organizzatori creano le formule a staffetta, che diventeranno molto gettonate e permetteranno a chiunque, su tratti più brevi rispetto alla sola versione individuale, di farsi un'idea delle specificità e delle difficoltà della prova.
La gara si modernizza e si disputa ormai sempre tra Saint-Étienne e Lione, con partenza a mezzanotte e tempo massimo di 15 ore. Il successo popolare non conosce flessioni, anno dopo anno, mentre esplodono la corsa fuori stadio e il trail. L'ingresso nell'organizzazione della società di eventi Extra Sport all'inizio degli anni Duemila finisce di portare la SaintéLyon sul proscenio dello sport nazionale.
Format moltiplicati, perché ognuno possa vivere un pezzetto d'avventura
Nel 2009 si supera per la prima volta quota 10 000 corridori. La distanza si allunga, supera i 60 km, poi i 70, e ormai sfiora gli 80 km, con 2400 m D+.
Nel 2010 e poi nel 2013 arrivano due nuovi format, più accessibili: la SaintExpress (45 km e 1100 m D+) e la SainteSprint (25 km).
Nel 2016 debutta la Saintétic, la prova d'iniziazione, con i suoi 12 km e 275 m D+.
Nel 2019 la SaintéLyon spinge invece un po' più in là il formato Ultra con la LyonSaintéLyon, un'andata e ritorno di 160 km, cronometrata però solo sul tratto di ritorno tra Saint-Étienne e Lione.
Nel 2026 nasce la SaintéVia, con partenza da Mornant, 36 km e 670 m D+, sulle tracce dell'acquedotto romano del Gier e dei suoi 2000 anni di storia.
Campioni arrivati dalla strada e dal trail
Con il suo profilo misto tra strada e trail, la SaintéLyon attira ogni tipo di corridore: chi vuole lasciare l'asfalto per sporcarsi le scarpe sui sentieri e assaggiare un'«avventura», e al contrario i habitué dei trail di montagna che vogliono sfidare gli «stradisti» e lavorare sulla velocità su un tracciato scorrevole.
Su un profilo piuttosto piatto, gli «stradisti» partono di certo con un vantaggio sui «montanari», ma quando le condizioni si fanno difficili, tra vento, nebbia, freddo, neve, fango o ghiaccio, a volte sono i «montanari» a cavarsela meglio.
Ho visto tanti trailer arrivare qui convinti di farne un sol boccone e poi trovare la SaintéLyon durissima, perché su questo percorso non si molla mai la presa e si corre quasi dappertutto.
I «pionieri» Michel Delore (otto vittorie) e Gérard Petit vengono dalla corsa su strada, come Jérôme Trottet, cinque volte vincitore e dominatore tra la fine degli anni Novanta e l'inizio dei Duemila, il maratoneta Philippe Rémond, vincitore nel 2006, o ancora Brigitte Bec e Denis Morel, arrivati invece dal mondo delle 24 ore e delle 100 km.
I «veri» trailer non si fanno mettere i piedi in testa, come dimostrano le quattro vittorie dell'ex sciatrice Maud Gobert, campionessa del mondo di trail nel 2011, il secondo posto di Corinne Favre nel 2006 e di Karine Herry nel 2007, o più di recente i successi di Caroline Chaverot nel 2017 e di Camille Bruyas nel 2019.
Per imporsi alla SaintéLyon, però, bisogna comunque saper correre forte e a lungo. Qualità che hanno anche Emmanuel Gault, Patrick Bringer, Cédric Fleureton, Benoît Cori, Nicolas Martin, Emmanuel Meyssat, Thomas Cardin e Sylvain Cachard, vincitori delle edizioni dell'era moderna. Con appena tre vincitori stranieri (la svizzera Tsilla Rosell nel 2001, la russa Aigul Mingazova nel 2018 e lo spagnolo Andreu Simon Aymerich nel 2022), bisogna ammettere che la gara resta una questione quasi tutta francese.
Un percorso rinnovato ogni anno
Un'altra particolarità della SaintéLyon è che la squadra dei tracciatori ci tiene a cambiare il percorso ogni anno, per non cadere nella monotonia e sorprendere concorrenti e habitué. Perché la SaintéLyon sarà pure la Decana, ma vuole mostrarsi agile e dimostrare a tutti che gli anni non le pesano.
L'albo d'oro della SaintéLyon dal 1993
Anno | Vincitore uomini | Vincitrice donne |
1993 | Maurice Mondon | Béatrice Raymann |
1994 | Jean-Franck Proietto | Danielle Bechon |
1995 | Éric Flamand | Valérie Chambry |
1996 | Nessuna edizione | Nessuna edizione |
1997 | Jérôme Trottet | Valérie Chambry |
1998 | Nessuna edizione | Nessuna edizione |
1999 | Jérôme Trottet | Martine Volay |
2000 | Nessuna edizione | Nessuna edizione |
2001 | Jérôme Trottet | Tsilla Rosell (Svizzera) |
2002 | Jérôme Trottet | Brigitte Bec |
2003 | Arnaud Attala | Michèle Leservoisier |
2004 | Gilles Guichard | Lucile Bellotti |
2005 | Jérôme Trottet | Stéphanie Lemée |
2006 | Philippe Rémond | Victoria Pageaud |
2007 | Jean-Franck Proietto | Cathy Dubois |
2008 | Fabien Antolinos | Sonia Furtado |
2009 | Christophe Malardé | Maud Gobert |
2010 | Denis Morel | Maud Gobert |
2011 | Éric Clavery | Séverine Hostier |
2012 | Emmanuel Gault | Cathy Dubois |
2013 | Benoît Cori | Maud Gobert |
2014 | Patrick Bringer | Maud Gobert |
2015 | Benoît Cori e Nicolas Martin | Corail Bugnard |
2016 | Emmanuel Meyssat | Juliette Benedicto |
2017 | Emmanuel Meyssat | Caroline Chaverot |
2018 | Guillaume Porche | Aigul Mingazova (Russia) |
2019 | Cédric Fleureton | Camille Bruyas |
2020 | Nessuna edizione | Nessuna edizione |
2021 | Romain Lieux e Thomas Cardin | Sandrine Fléchet |
2022 | Andreu Simon Aymerich (Spagna) | Sarah Vieuille |
2023 | Thomas Cardin | Julie Roux |
2024 | Thomas Cardin | Marie Goncalves |
2025 | Sylvain Cachard | Adeline Martin |