Nasce l’Anello di Giano (Italia)
Come nascono i trail, e quei percorsi destinati a radicarsi nel tempo e nel spazio ? In Italia, nelle Marche, l’Anello di Giano (180 km e 10.000 metri di dislivello positivo) è nato nella mente di Francesco Gabrielli prima di diventare realtà. Genesi di un itinerario di Ultra Trail.
All’inizio c’era il movimento. È stato macinando i saliscendi di Ancona, capoluogo delle Marche, che ho notato una manciata di runner. Prima sparsi, ognuno per conto suo, qua e là in città, poi una domenica con il passaggio di un gruppetto di una quindicina di persone nel mio quartiere. Dovevo assolutamente risalire alla fonte. Una di queste piste mi ha portato a una palestra di arrampicata, dove giravano diversi volti noti. È in questo covo di boulderisti (arrampicata su blocchi) che ho incontrato Francesco Gabrielli. Dopo qualche scambio ho capito che da mesi stava preparando con una cura maniacale un circuito trail sugli Appennini, la catena lunga un migliaio di chilometri che attraversa l’Italia da nord a sud. La mia curiosità per le imprese individuali un po’ fuori dal comune non poteva che accendersi.
Incontro con un territorio
Francesco, educatore nel supporto alla vita quotidiana e anche personal trainer, è un appassionato di ultra trail. Ama le gare ufficiali, ma gli piace anche esplorare le possibilità del territorio che lo circonda. Questa passione enorme lo ha portato a studiare gli itinerari escursionistici della regione: «Da più di un anno mi capitava di scorgere frammenti di questo grande anello: un itinerario spesso nascosto, mai del tutto chiaro né davvero messo nero su bianco in modo coerente su una mappa o in una guida. Mi sono imbattuto quasi per caso nel sito del Club Alpino Italiano (CAI) di Fabriano e ho scoperto una sezione dedicata ai percorsi escursionistici della nostra regione e, tra questi, il misterioso “Anello di Giano”. Tutto ha iniziato a prendere forma nella mia mente man mano che questo itinerario si strutturava. È lì che è nata l’intuizione: perché non provare a percorrerlo di corsa? L’idea di partenza, in ogni caso, era semplice e affascinante: collegare alcune tra le montagne, i valichi e i luoghi più emblematici degli Appennini tra Umbria e Marche, partendo da Fabriano e disegnando un anello attraverso territori ricchi di storia, natura e identità. Giano, almeno per come l’ho vissuto io, non è mai stato semplicemente un “ultra”. È stato piuttosto un viaggio nel cuore di un territorio tanto bello quanto fragile che, a tratti, sembra voler scomparire lentamente nel silenzio e nella vegetazione.»
Così è nato l’Anello di Giano. Giano? Il dio romano dalle due facce: una rivolta al passato e l’altra al futuro. Divinità degli inizi e delle fini, dei passaggi e delle porte… Una bella ispirazione prima di lanciarsi in 180 chilometri. Qui sopra, la traccia di questa “gara” ufficiosa da 10.000 metri di dislivello. Dopo mesi di preparazione, tanto logistica quanto fisica, la partenza è fissata a giovedì 30 aprile 2026. Alle 19 di quel giorno, Francesco si mette in moto da Fabriano per questa sfida preparata a lungo, insieme a un altro runner esperto di Ancona, Paolo Gobbi, membro di Sforzancona di cui fa parte anche Francesco.
Dopo gli “schizzi”, è ora della sfida
Un po’ di esperienza serve per affrontare notte, freddo, vento e umidità che in questo periodo dell’anno, da queste parti, si fanno ancora sentire. Il team che ruota attorno a Francesco, una decina scarsa di persone, lavora per assisterlo: sarà lui l’unico a completare l’intero anello. Per Francesco, l’Anello di Giano inizia sotto l’influsso della luna: “Ci aspetta una notte lunga e gelida. Le creste più esposte sono spazzate da un vento tagliente che pettina l’erba di primavera e che, più volte, sembra volerci spezzare con la sua forza devastante, come se fosse un’ulteriore prova da superare oltre alla distanza che ci attende. Il duro inverno ha fatto molte vittime tra gli alberi, che giacciono a terra senza vita e ci rallentano ben oltre il ragionevole. È una prova mentale sfiancante: disorientati nello spessore del bosco, dentro una sorta di selva oscura, cerchiamo in ogni modo di uscirne il più in fretta possibile per proseguire. Anche qui, il pensiero torna alla Divina Commedia: non tanto alla punizione quanto alla tempesta che trascina e colpisce senza tregua.
La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.
Venerdì a mezzogiorno Francesco arriva a Fonte Avellana con due runner, dopo una prima notte durissima, segnata da freddo e vento… Pochi minuti per mangiare qualcosa, cambiarsi, e sono di nuovo sui sentieri, senza sconti. Francesco, ovviamente, ha in testa dei tempi di passaggio. Ho deciso di accompagnarli su questo tratto per sentire l’aria da dentro, restando però con i piedi per terra. Non c’è modo di appesantire un’organizzazione così precisa. Farò 32 chilometri con il gruppo. Il tempo di osservare Francesco distendere una falcata solida e regolare. Ora la meteo è ideale, dopo un avvio complicato sotto questo aspetto. Lo scenario del Monte Catria (foto qui sotto) è semplicemente splendido e dà una spinta enorme. Corriamo tra verde e blu. Un vero paradiso. Tra poco Francesco avrà già superato i 100 km. E a parte un dolore al ginocchio che ogni tanto gli fa stringere i denti, “tutto” va bene. Lo guardo: sembra concentrato su ogni gesto, su ogni energia spesa.
La prova della seconda notte
Paolo è sempre lì e sostiene Francesco con una presenza calma e concentrata. L’enorme lavoro di ricognizione ha dato i suoi frutti e, nonostante in un tratto manchi proprio il sentiero, il gruppo avanza sull’Anello di Giano con margine sui tempi previsti. Eppure la corazza di Francesco, abituato alle lunghe uscite, resta umana. Con l’arrivo della seconda notte, il mentale viene messo sotto torchio: “Il solo pensiero di affrontare una seconda notte in movimento mi devasta. Inizio inevitabilmente a sentire anche qualche problema fisico: a tratti la gamba sinistra mi fa male al ginocchio. Mi chiedo se sarò davvero in grado di gestire tutto fino alla mattina successiva. I dubbi e le preoccupazioni diventano sempre più concreti. Da lì in poi, la notte cala del tutto. Dovevano essere circa le 20:30 quando ho cominciato lentamente a cedere al sonno. I ricordi diventano più confusi, sfocati, quasi alterati. Ricordo di essere salito dentro una fitta conifera, lungo una salita interminabile interamente nel sottobosco. Sento i miei compagni parlare tra loro e cercare continuamente di tenermi sveglio, ma le loro voci mi arrivano lontane, ovattate, come se provenissero da altrove. Ormai sono in una specie di dormiveglia permanente. Continuo a camminare quasi in automatico, come un sonnambulo. Sapevo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato. Ricordo il freddo, l’erba brinata e la luce dell’alba che colorava il paesaggio di un viola pallido. Anche lì, Morfeo mi chiama con forza e devo concedermi altri micro-riposi, sdraiandomi alla meglio sull’erba gelata.
Da questa trance notturna, spesso raccontata dagli ultratrailer, Francesco uscirà. Per fortuna, a trent’anni suonati è allenato e preparato. All’alba della seconda notte il corpo torna a comandare, per affrontare gli ultimi chilometri dell’Anello di Giano. I compagni sono ancora lì. In un contesto amatoriale, questa dedizione merita rispetto. Passione e amicizia. Si avvicina Fabriano, l’anello sta per chiudersi: “Dopo aver superato la zona del Monte Cipollara, un capriolo ci attraversa la strada e per un attimo mi sveglia dall’intorpidimento della notte. Poco dopo, scorgo finalmente i veicoli dei miei compagni di squadra. Tutto mi sembra irreale. Arrivare fin lì significa, in un certo senso, aver già compiuto l’impresa: in un modo o nell’altro avrei affrontato anche l’ultima discesa e mi sarei trascinato fino al fondovalle. Ci siamo. È fatta. Adesso è davvero finita. Ultima grande discesa, svolta a sinistra e poi dritto fino ai giardini pubblici di Fabriano. L’impresa è compiuta. Torno al punto di partenza nei tempi previsti. Arrivo correndo. Arrivo sorridendo. Arrivo felice di aver portato a termine qualcosa che, solo pochi mesi prima, sembrava quasi impensabile. Ma soprattutto, arrivo alla fine di questa avventura circondato da un gruppo di persone che hanno creduto in me, nel progetto e nella possibilità reale di portarlo a termine. E allora resta una sola parola: grazie.”
È nata una corsa. Un motivo in più per vivere un momento tra amici, intorno a una passione comune. Speriamo che in futuro l’Anello di Giano possa essere percorso anche da altri runner. Potranno ringraziare Francesco per tutto il lavoro fatto e per l’energia messa in questo progetto… che ormai non è più un progetto. Le 31h46 di corsa sono lì a testimoniarlo.
Lunga vita all’Anello di Giano.