É nato l’Anello di Giano (Italia)

É nato l’Anello di Giano (Italia)

CP
Da Charles-Emmanuel Pean

Pubblicato il dom 2 agosto 2026

Aggiornato il lun 3 agosto 2026

Come nascono i trail, e quei percorsi destinati a radicarsi nel tempo e nel spazio ? In Italia, nelle Marche, l’Anello di Giano (180 km e 10.000 metri di dislivello positivo) è nato nella mente di Francesco Gabrielli prima di diventare realtà. Genesi di un itinerario di Ultra Trail.

All’inizio c’era il movimento. È stato macinando i saliscendi di Ancona, capoluogo delle Marche, che ho notato una manciata di runner. Prima sparsi, ognuno per conto suo, qua e là in città, poi una domenica con il passaggio di un gruppetto di una quindicina di persone nel mio quartiere. Dovevo assolutamente risalire alla fonte. Una di queste piste mi ha portato a una palestra di arrampicata, dove giravano diversi volti noti. È in questo covo di boulderisti (arrampicata su blocchi) che ho incontrato Francesco Gabrielli. Dopo qualche scambio ho capito che da mesi stava preparando con una cura maniacale un circuito trail sugli Appennini, la catena lunga un migliaio di chilometri che attraversa l’Italia da nord a sud. La mia curiosità per le imprese individuali un po’ fuori dal comune non poteva che accendersi.

Incontro con un territorio

Francesco, docente di sostegno nella vita quotidiana e anche personal trainer, è un appassionato di ultra trail. Ama le gare ufficiali, ma gli piace anche esplorare le possibilità del territorio che lo circonda. Questa passione enorme lo ha portato a studiare gli itinerari escursionistici della regione: «Da più di un anno mi capitava di intravedere frammenti di questo grande cammino : un percorso spesso celato, nascosto, mai del tutto chiaro o messo nero su bianco in modo organico su una mappa o su una guida. Mi sono imbattuto quasi per caso nel sito del Club Alpino Italiano (CAI) di Fabriano e ho scoperto una sezione dedicata ai cammini della nostra regione e, tra questi, anche questo fantomatico “Anello di Giano”. Finalmente tutto ha iniziato a prendere forma. Da lì è nata l’intuizione : perché non provare a correrlo ? L’idea di partenza, comunque, era tanto semplice quanto affascinante : collegare alcune delle montagne, dei valichi e dei luoghi più iconici dell’Appennino umbro-marchigiano, partendo da Fabriano e sviluppando un anello attraverso territori ricchi di storia, natura e identità. Giano, almeno per come l’ho vissuto io, non è mai stato semplicemente un “ultra”. È stato piuttosto un viaggio dentro un territorio tanto bello quanto fragile, che in alcuni tratti sembra quasi voler scomparire lentamente nel silenzio e nella vegetazione.»

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Il percorso dell’Anello di Giano, intorno a Fabriano

Così è nato l’Anello di Giano. Giano? Il dio romano dalle due facce: una rivolta al passato e l’altra al futuro. Divinità degli inizi e delle fini, dei passaggi e delle porte… Una bella ispirazione prima di lanciarsi in 180 chilometri. Qui sopra, la traccia di questa “gara” ufficiosa da 10.000 metri di dislivello. Dopo mesi di preparazione, tanto logistica quanto fisica, la partenza è fissata a giovedì 30 aprile 2026. Alle 19 di quel giorno, Francesco si mette in moto da Fabriano per questa sfida preparata a lungo, insieme a un altro runner esperto di Ancona, Paolo Gobbi, membro di Sforzancona di cui fa parte anche Francesco.

© Charles-Emmanuel Pean
Francesco Gabrielli e Paolo Gobbi

Dopo gli “schizzi”, è ora della sfida

Un po’ di esperienza serve per affrontare notte, freddo, vento e umidità che in questo periodo dell’anno, da queste parti, si fanno ancora sentire. Il team che ruota attorno a Francesco, una decina scarsa di persone, lavora per assisterlo: sarà lui l’unico a completare l’intero anello. Per Francesco, l’Anello di Giano inizia sotto l’influsso della luna: “Ci attende una lunga e fredda notte. I crinali più esposti sono spazzati da un vento gelido che pettina l’erba primaverile e che, a più riprese, sembra volerci spezzare sotto la sua forza dirompente, quasi fosse un’ulteriore prova da superare oltre alla distanza siderale che ci attende. Il brutto inverno ha mietuto diverse vittime tra gli alberi, che giacciono a terra senza vita e ci rallentano oltre misura. È una prova mentale estenuante : disorientati nel fitto della foresta, dentro una specie di selva oscura, cerchiamo in ogni modo di uscirne il prima possibile e proseguire il cammino. Anche qui il pensiero torna alla Divina Commedia: non tanto al contrappasso, quanto alla bufera che trascina e percuote senza tregua.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

DanteLa Divina Commedia (Inferno, canto V, versi 31-33)

Venerdì a mezzogiorno Francesco arriva a Fonte Avellana con due runner, dopo una prima notte durissima, segnata da freddo e vento… Pochi minuti per mangiare qualcosa, cambiarsi, e sono di nuovo sui sentieri, senza sconti. Francesco, ovviamente, ha in testa dei tempi di passaggio. Ho deciso di accompagnarli su questo tratto per sentire l’aria da dentro, restando però con i piedi per terra. Non c’è modo di appesantire un’organizzazione così precisa. Farò 32 chilometri con il gruppo. Il tempo di osservare Francesco distendere una falcata solida e regolare. Ora la meteo è ideale, dopo un avvio complicato sotto questo aspetto. Lo scenario del Monte Catria (foto qui sotto) è semplicemente splendido e dà una spinta enorme. Corriamo tra verde e blu. Un vero paradiso. Tra poco Francesco avrà già superato i 100 km. E a parte un dolore al ginocchio che ogni tanto gli fa stringere i denti, “tutto” va bene. Lo guardo: sembra concentrato su ogni gesto, su ogni energia spesa.

© Charles-Emmanuel Pean
Il Monte Catria

La prova della seconda notte

Paolo è sempre lì e sostiene Francesco con una presenza calma e concentrata. L’enorme lavoro di ricognizione ha dato i suoi frutti e, nonostante in un tratto manchi proprio il sentiero, il gruppo avanza sull’Anello di Giano con margine sui tempi previsti. Eppure la corazza di Francesco, abituato alle lunghe uscite, resta umana. Con l’arrivo della seconda notte, il mentale viene messo sotto torchio: “Il solo pensiero di affrontare una seconda notte in movimento mi devasta mentalmente. Inizio inevitabilmente ad accusare anche qualche piccolo problema fisico : la gamba sinistra, a tratti, comincia a darmi fastidio all’altezza del ginocchio. Mi chiedo se sarò davvero in grado di gestire tutto fino alla mattina successiva. I dubbi e le preoccupazioni iniziano a diventare sempre più concreti. Da lì in avanti cala definitivamente la notte. Saranno state circa le 20:30 quando inizio lentamente a cedere al sonno. I ricordi si fanno più confusi, sfocati, quasi alterati. Ricordo di essere salito dentro un fitto bosco di conifere, lungo una salita interminabile tutta in sottobosco. Sento i miei compagni parlare tra loro e cercare continuamente di tenermi sveglio, ma le loro voci mi arrivano lontane, ovattate, come se provenissero da un altro luogo. Sono ormai in una sorta di dormiveglia permanente. Continuo a camminare quasi in automatico, come un sonnambulo. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. Ricordo il freddo, l’erba brinata e la luce dell’alba che colorava l’ambiente circostante di un tenue violetto. Anche qui Morfeo mi chiama con forza e devo concedermi altri piccoli riposi, adagiandomi alla meglio sul prato gelato.

Da questa trance notturna, spesso raccontata dagli ultratrailer, Francesco uscirà. Per fortuna, a trent’anni suonati è allenato e preparato. All’alba della seconda notte il corpo torna a comandare, per affrontare gli ultimi chilometri dell’Anello di Giano. I compagni sono ancora lì. In un contesto amatoriale, questa dedizione merita rispetto. Passione e amicizia. Si avvicina Fabriano, l’anello sta per chiudersi: “Dopo aver superato la zona del Monte Cipollara, un capriolo ci taglia la strada e mi risveglia per un instante dal torpore della notte. Poco dopo, finalmente, intravedo i mezzi dei compagni di squadra. Mi sembra tutto irreale. Arrivare lì significa, per certi versi, avere già chiuso l’impresa : in un modo o nell’altro avrei affrontato anche l’ultima discesa e mi sarei trascinato fino al fondovalle. Ci siamo. È fatta. Adesso è davvero finita. Ultima grande discesa, curva a sinistra e poi sempre dritti fino ai giardini pubblici di Fabriano. L’impresa è compiuta. Torno al punto di partenza entro i tempi stabiliti. Arrivo correndo. Arrivo con il sorriso. Arrivo felice di aver portato a termine qualcosa che, solo pochi mesi prima, sembrava quasi impensabile. Ma soprattutto, arrivo alla fine di questa avventura insieme a un gruppo di persone che hanno creduto in me, nel progetto e nella possibilità di portarlo davvero a termine. E allora resta soltanto una parola : grazie.”

© Paolo Gobbi

È nata una corsa. Un motivo in più per vivere un momento tra amici, intorno a una passione comune. Speriamo che in futuro l’Anello di Giano possa essere percorso anche da altri runner. Potranno ringraziare Francesco per tutto il lavoro fatto e per l’energia messa in questo progetto… che ormai non è più un progetto. Le 31h46 di corsa sono lì a testimoniarlo.

Lunga vita all’Anello di Giano.


L’Anello di Giano in cifre